L’ipotesi di un incontro trilaterale tra Volodymyr Zelensky, Vladimir Putin e Donald Trump a Miami, in occasione del prossimo vertice del G20, ha incassato il sostegno del presidente ucraino. Zelensky ritiene che solo un confronto diretto con il capo del Cremlino possa fermare i bombardamenti e aprire la strada a un negoziato di pace tra Russia e Ucraina, questo però deve svolgersi in un contesto neutrale e non a Mosca, come invece vorrebbe Putin.
“L’Ucraina sosterrà questa possibilità qualora tale formato venisse adottato e venisse raggiunto un accordo in tal senso”, ha dichiarato Zelensky ai giornalisti a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Credo che questa sia una delle migliori opportunità proposte dalla parte americana”.
A monte c’è una novità diplomatica di rilievo: Washington ha ufficialmente invitato Putin al G20 di Miami. L’invito è stato annunciato ieri (24 settembre) dal segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che ha spiegato che la partecipazione del presidente russo rappresenterebbe un’occasione per consentirgli di confrontarsi non soltanto con Zelensky, ma anche con gli altri leader presenti. Rubio ha sottolineato che, per risolvere i problemi, è necessario incontrare anche interlocutori con cui esistono profonde divergenze.
La risposta del Cremlino, per ora, resta prudente. Il portavoce Dmitrij Peskov ha confermato che l’invito è stato ricevuto, spiegando che Mosca prenderà una decisione attraverso i canali diplomatici. Putin non partecipa a un incontro del G20 dal vertice di Osaka del 2019. Nello stesso anno, a Parigi, il presidente russo ha avuto il suo primo e ultimo colloquio di persona con Zelensky, che era da poco stato eletto presidente in Ucraina.
Negli Stati Uniti, invece, Putin si è recato l’ultima volta ad agosto del 2025, quando incontrò Trump ad Anchorage, Alaska, per discutere della guerra in Ucraina. Quel vertice, segnò la ripresa di un contatto diretto tra i due presidenti, ma senza produrre una svolta concreta sul piano negoziale. L’incontro alimentò però il timore di un possibile allineamento tra Washington e Mosca, anche alla luce delle forti tensioni che, in quel momento, caratterizzavano i rapporti tra Trump e Zelensky, definite nel caotico confronto avvenuto alla Casa Bianca poco dopo la nuova elezione del tycoon.
Con il passare dei mesi, anche attraverso la mediazione del segretario generale della NATO Mark Rutte, il rapporto tra Trump e Zelensky è migliorato, raggiungendo un livello di stabilità simile a quello che il leader ucraino aveva con il precedente presidente statunitense Joe Biden. Esemplare è che Trump non solo ha ripreso a sostenere militarmente l’Ucraina, ma ha anche consentito che Kiyv ricevesse da Washington le indicazioni per costruire in patria gli intercettori Patriot.
Nel discorso pronunciato martedì (22 settembre) all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, le parole più diplomatiche di Trump sono state dedicate proprio alla guerra in Ucraina. Per molti osservatori, questa è la prova che – contrariamente alla crisi in Medio Oriente – ci sia un effettivo lavoro degli Stati Uniti per portare Zelensky e Putin a un tavolo negoziale.
“Stiamo lavorando molto da vicino con i leader della Russia e dell’Ucraina, e riusciremo a risolvere anche quella”, ha dichiarato Trump, che non si è lasciato andare a dure condanne ma si è comunque rivolto a Mosca nel momento in cui ha affermato che “è tempo di fermare le uccisioni”.
Non è tuttavia chiaro quali siano le linee rosse che gli Stati Uniti intendono marcare nell’eventuale tavolo. Diversamente dall’Unione europea, che – come recentemente ribadito dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – sposa completamente la visione ucraina su territori e garanzie di sicurezza, le condizioni statunitensi non sono state esplicitate.
Per ora, Miami rappresenta un’opportunità diplomatica ancora da costruire. La sua importanza dipenderà in parte dalla presenza di Putin al G20, ma soprattutto dalla possibilità di trasformare quella presenza in un confronto politico concreto tra il presidente russo e quello ucraino.

